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"Je vous hais chers étudiants" : quand Pasolini fustigeait Mai-68


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Par Virginie Ziliani Publié le 02 avril 2018 à 18h06

"La bourgeoisie aime se punir de ses propres mains." Ces mots forts proviennent d'un poème retentissant du cinéaste Pier Paolo Pasolini, publié le 16 juin 1968 dans "l’Espresso" sous le titre "Il PCI ai giovani !" ("le Parti communiste italien aux jeunes !"). Dans ce texte qui fit scandale à l'époque, celui qui était connu pour adhérer au marxisme et défendre les classes populaires, critique de façon extrêmement virulente les révoltes étudiantes qui secouent l'Italie.
A la fois révolutionnaire, communiste et chrétien, le cinéaste prend le contre-pied de cette mémoire collective qui voit dans Mai-68 la révolte du peuple contre l’autorité en place. Dans les livres d’histoire, la position paradoxale de l’artiste est aujourd’hui encore qualifiée de "singulière".

"Les policiers étaient les pauvres "

Surnommé le "mai rampant", en raison de sa durée, le mouvement des étudiants italiens se soulève dès 1967. Le système scolaire, en retard et inadapté aux évolutions de l’époque, nourrit le malaise générationnel. A Rome, début mars 1968, la faculté d’architecture de Valle Giulia lance le premier "sessantotto" ("soixante-huit") de la capitale. 
En juin,  à l'issue d'une révolte qui a fait plusieurs centaines de blessés, Pier Paolo Pasolini, surnommé "P.P.P", lance une invective aux manifestants :
"Lorsque hier, […] vous vous êtes battus avec les policiers, moi je sympathisais avec les policiers. Car les policiers sont fils de pauvres. Ils viennent de sous-utopies, paysannes ou urbaines." A l'université Valle Giulia, les étudiants se sont élevés contre leurs aînés. Mais P.P.P. est plus sensible à la lutte des classes qu'à la lutte des générations : "Et vous, très chers (bien que du côté de la raison) vous étiez les riches, tandis que les policiers (qui étaient du côté du tort) étaient les pauvres."
Le poète ne se reconnaît plus dans une gauche qui s’est tournée vers les classes favorisées. Interpellant, plein d’amertume, le Parti communiste officiel, il lance : "Vous abandonnez le langage révolutionnaire". Davide Luglio, spécialiste de la littérature italienne moderne et contemporaine à l’université Paris-Sorbonne, analyse :
"Pour lui, les appareils politiques qui représentent cette idéologie ne se rangent plus du côté des défavorisés. Et délaissent un idéal révolutionnaire de changement."

Contre la position dominante

Le poème est à l'image de l'artiste : celle d'homme révolté et écorché. "Oh mon Dieu ! Vais-je devoir prendre en considération l’éventualité de faire à vos côtés la Guerre Civile et mettre de côté ma vieille idée de Révolution ?", questionne l’éternel incompris, figure de l’anti-système. La révolte étudiante n'a rien de la lutte des classes qu'il appelle de ses voeux et ça le désespère :
"Il martèle que ce sont les fils qui se révoltent contre leurs pères. La grogne a lieu à l’intérieur d’une même classe dominante qu’est la bourgeoisie", explique Davide Luglio. Dès lors, il fustige également les médias du monde entier qui encouragent ces révoltes : "Doucement, le temps d’Hitler revient", prévient avec un sens violent de la provocation celui qui, né en 1922, a vécu sous le fascisme. La phrase a beau faire polémique, il l'assume. C'est sa façon d'exprimer son opposition viscérale au système néocapitaliste qu'il juge beaucoup plus puissant que les totalitarismes d’avant-guerre. Davide Luglio explique :
"Pasolini accuse le modèle consumériste de standardiser tous les modes de vie de manière sournoise. Un paysan par exemple poursuit dorénavant le même idéal bourgeois : acheter un frigo, une télévision…" P.P.P. voit dans Mai 68 l’apothéose des années 60, qu'il exècre. Le capitalisme libéral qui émerge n’est pour lui qu’une homologation de la pensée unique qu’il s’attache à combattre, jusqu'à s'opposer à l'avortement. Pour lui,
"La vieille société traditionnelle, avec une diversité linguistique, culturelle, disparaît au profit d’un seul modèle préconçu", pointe le professeur à l’université Paris-Sorbonne. Assassiné dans des conditions mystérieuses en 1975, Pasolini couche sur papier ses indignations : "Vous êtes en retard, mes chers", glisse-t-il avec malice. La lutte, à ses yeux, doit désormais être sociale :
"Donnez la moitié de vos revenus paternels, aussi maigres soient-ils, à de jeunes ouvriers afin qu’ils puissent occuper, avec vous, leurs usines", conseille-t-il. Cinquante ans après, en pleine période de conflit social, l’œil acéré du cinéaste maudit, même s'il est certainement manichéen et excessif, soulève des questions terriblement actuelles.
Virginie Ziliani

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16 giugno 1968
La poesia dell’autore delle “ceneri di Gramsci”

Il Pci ai giovani

di Pier Paolo Pasolini
I versi sugli scontri di Valle Giulia che hanno scatenato dure repliche fra gli studenti
Mi dispiace. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
peggio per voi.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.
Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, cari. Stampa e Corriere della Sera, News- week e Monde
vi leccano il culo. Siete i loro figli,
la loro speranza, il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
si tratta di una lotta intestina.
Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente la idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, /a Firenze e un po’ anche a Roma,
ma devo dire: il movimento studentesco (?)
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
il moralismo del padre magistrato o professionista,
il teppismo conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre),
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine anche se già lontane.
Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
al potere.
Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre
sulla presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,
nei vostri pallori snobismi disperati,
nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)
Riformisti!
Reificatori!
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.
E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Monde
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi?
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata?
Ma, soprattutto, come potrebbe concedersi
un giovane operaio di occupare una fabbrica
senza morire di fame dopo tre giorni?
e andate a occupare le università, cari figli,
ma date metà dei vostri emolumenti paterni sia pur scarsi
a dei giovani operai perché possano occupare,
insieme a voi, le loro fabbriche. Mi dispiace.
È un suggerimento banale;
e ricattatorio. Ma soprattutto inutile:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un’idea archeologica come quella della Resistenza
(che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari, in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l’inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po’ di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.
Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti,
a bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l’idea del potere.
Se il Gran Lama sa di essere il Gran Lama
vuol dire che non è il Gran Lama (Artaud):
quindi, i Maestri
- che sapranno sempre di essere Maestri -
non saranno mai Maestri: né Gui né voi
riuscirete mai a fare dei Maestri.
I Maestri si fanno occupando le Fabbriche
non le università: i vostri adulatori (anche Comunisti)
non vi dicono la banale verità: che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,
come i vostri padri, ancora, cari! Ecco,
gli Americani, vostri odorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del Times e del Tempo).
Lo ignorate andando, con moralismo provinciale,
“più a sinistra”. Strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista,
ne avete adottato una variante ereticale
ma sulla base del più basso idioma referenziale
dei sociologi senza ideologia.
Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme
l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
borghese (con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco)
mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.
Spero che l’abbiate capito
che fare del puritanesimo
è un modo per impedirsi
la noia di un’azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni!
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decide a distruggere, intanto,
ciò che un borghese ha in sé,
dubito molto, anche col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente...
Ad ogni modo: il Pci ai giovani, ostia!
Ma, ahi, cosa vi sto suggerendo? Cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento!
Ho perso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemi.
Ahi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso.
Ma, mi son fermato in tempo,
salvando insieme,
il dualismo fanatico e l’ambiguità...
Ma son giunto sull’orlo della vergogna.
Oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia vecchia idea di Rivoluzione?

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